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08-10-2009

Clandestina in patria (parte 1)

Clandestina in patria  (parte 1) Quando la musica si fa clandestina in patria

Nei mesi immediatamente successivi all'ultima edizione del festival di San Remo, è -- come si suol dire con gergo giornalistico -- "scoppiata" la polemica sulla partecipazione del gruppo degli *Afterhours* alla rassegna.

La reazione era auspicata dagli stessi musicisti che assieme ad un gruppo della cosiddetta area "alternativa" della musica prodotta e suonata in Italia hanno dato vita all'iniziativa su cd intitolata "*Il Paese è reale*".

Un primo tema che mi interessa portare all'attenzione del lettore consiste nell'esame dei presupposti socio-economici che hanno permesso e favorito la proposta nel contesto nazional-popolare del festival dei fiori

In primis, la possibilità di legittimare, agli occhi e alle orecchie di un pubblico più vasto e massificato, l'esistenza di culture musicali "/altre/" e "/diverse/" completamente ignorate in Italia dalle grandi reti mediatiche televisive e radiofoniche, cioè le principali fonti da cui trae conoscenza, informazione ed infine la propria identità il consumatore medio.

Non ci è dato di sapere quanto quella veloce incursione di Manuel Agnelli e compagni (gli Afterhours appunto) durante la prima serata della kermesse sanremese abbia inciso nel gusto, nella memoria o nella pazienza del pubblico in sala o di quello oramai distratto e svogliato delle case -- così come lo definiscono i critici televisivi.

Certo è che gli autori della fiera canora hanno saputo cogliere l'opportunità e quindi dare un microfono e un palcoscenico autorevole a chi -- e l'elenco degli artisti delle etichette indipendenti sarebbe lunghissimo -- si è meritato il riconoscimento artistico della propria resistenza umana e professionale dopo decenni di militanza /realmente/ dura.

Periodi sufficienti per consentire a qualunque altro gruppo o artista seguito da una major di affermarsi artisticamente ed economicamente al punto di potere affrontare livelli più ambiziosi del proprio percorso di ricerca.

Non mi interessa, in questa sede, entrare nell'ambito del giudizio critico delle proposte artistiche offerte nella compilation "Il Paese è reale".

Da un punto di vista meramente commerciale, la novità è consistita nel fatto che questa antologia di pezzi inediti sia stata proposta da un autorevole megastore presente in Italia (la FNAC) con la sua catena distributiva e che il prezzo del supporto fosse anche particolarmente competitivo.

Osservando gli effetti sulla composizione delle playlist dei network radiofonici più ascoltati, superata la soglia della settimana successiva all'apparizione televisiva, neanche gli Afterhours hanno resistito all'impatto dei due sistemi che regolano le strategie quotidiane di programmazione musicale: le playlist e le azioni dei marketer.

Ovvero la costruzione, da un lato, di un'identità mediatica mediante la trama delle sequenze musicali definite dalla playlist e dal suo programmatore. Della serie "dimmi cosa ascolti e ti dirò chi sei."

Dall'altra la logica del più forte che compra quanti più spazi d'ascolto possibile e domina per quindici giorni di seguito la piazza per promuovere l'ultima uscita.

In questa acerrima lotta a chi urla più forte, non c'è spazio ed utilità per gesti e tentativi come quelli del "collettivo" del paesereale.

Il /ghetto/ delle migliaia di appassionati è molto vivo nelle trame delle social community /on line e on the ground/. La musica suonata e prodotta anche, nell'accezione della ricchezza di senso che ancora fa incontrare e tiene insieme la gente.

Ma purtroppo le nuove generazioni di potenziali artisti non riescono più a vivere di musica, fatte poche dovute eccezioni. E questo è un dato che /implicitamente/ l'operazione degli Afterhours conclama. E che mi permette di chiudere questa mia prima riflessione per poterla continuare nei prossimi incontri della "Macedonia".


Un cd a caso!

L'Oro di Napoli

L'Oro di Napoli
Fausto Cigliano
classica napoletana - 2004