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Il giovanotto matto - PS059

Jazzy - 2006
€ 12.00
Info sul disco
Citazioni che si scontrano con il loro opposto. Per un’idea di musica come arte totale: varietà, teatro, poesia, satira di costume, romanza, puro intrattenimento.
Gioca su questi contrasti Lorenzo Hengeller per confezionare il suo terzo album dal titolo Il giovanotto matto, edito dalla storica etichetta napoletana Polosud. Ci introduce in questo gioco la voce di Massimo "Mameli" Troisi di Non ci resta che piangere che si spaccia per l’autore dell'inno nazionale. Un medley che mescola Mameli con Avanti Popolo per concludersi con Faccetta nera e la voce da cinegiornale del gerarca fascista che mette in guardia l’italica nazione contro “quelle barbare melodie" (il jazz) che in quegli anni arrivano in Italia dall’America.
L'album ha una chiara matrice swing, si avvale delle collaborazioni di Bruno De Filippi, del fidato amico Roberto del Gaudio, di Antonio Sinagra e Angela Luce e oltre a rendere omaggio a nomi importanti come Kramer e Carosone si confronta con un repertorio originale dal chiaro sapore retrò, ironico e farcito di divertenti sketches e gag musicali come quella appena descritta in apertura.
Il titolo del disco è un riferimento al grande Lelio Luttazzi, un omaggio ad un brano che cantava Ernesto Bonino. Per un sentito omaggio alla grande lezione dei maestri parlanti, quelli immersi nel varietà; una tradizione che ha fatto grande la musica italiana e che oggi in troppo pochi ricordano.
L’intenzione artistica di Lorenzo Hengeller in questa nuova tappa del suo originale percorso artistico è appunto quella di tornare ad abbracciare con la musica tante arti diverse e le figure che le hanno rappresentate: da Ennio Flaiano fino a Giovanni Danzi.
Se da una parte spicca il gioco linguistico che era tipico di Lelio Luttazzi, dall’altra la grafica del disco fin dalla sua immagine di copertina richiama al famoso film di Otto Preminger L’uomo dal braccio d’oro con Frank Sinatra e Grace Kelly. Un gusto per l’immagine che si rifà alla grande lezione di Saul Bass. Immagini che restituiscono il sapore di un’epoca.
E in questo caso l’epoca che si vuole istintivamente omaggiare sono indubbiamente i favolosi anni ’50: Ernesto Bonino, le canzoni di guerra, Tito Schipa, Renato Carosone, il magico Quartetto Cetra. Musica familiare per Hengeller. Tramandata in casa come un tesoro prezioso.
La magia di una leggerezza pesante e pensante. Pochissime facce e moltissime teste. Un gusto per la musica popolare che produce dei versi metricamente perfetti ed incisivi. Il sogno dello swing del dopoguerra dove c’è tanta Napoli ma mai la napoletanità.
L’Inno di mameli che apre il disco è una sorta di blog iniziale, un big bang virtuale di tutta la musica di un’epoca. Manifesto degli opposti che mescola Avanti popolo a Faccetta nera. La citazione ed il suo contrario secondo la grande lezione di Luttazzi e Kramer.
Il Tic a seguire nasce invece da una sapida storiella frutto di un leggero doppio senso: nasconde un’idea ritmica a ritmo di vecchio shuffle.
La particolarità tutta di questo disco di Hengeller è il fatto che i brani nuovi suonano come pezzi d’epoca -Le tue mani, Embè, Lo swing del giornalaio- mentre le cover suonano come brani d’oggi: Brava, Pummarola Boat, Papaveri e Papare, Buonanotte al mare, Amaramente.
Tutto il quartetto che accompagna Hengeller partecipa alla stesura di ogni brano che siano violini, contrabbasso, sassofoni, ne diventa quasi un controcanto.
E’ uno swing compulsivo che crea ponti e continue sorprese: parte da Carosone per arrivare a Duke Ellington. Poi in Amaramente propone un Carosone notturno, per una ballad che in origine cantava il suo contrabbassista.
Tra la grandi sorprese c’è la rilettura di Papaveri e Papere, classico di Panzeri, Rastelli e Mascheroni del 1952 che gioca in assonanza con Penny Lane dei Beatles. Mette da parte la trita satira sui notabili democristiani e sulla statura di Amintore Fanfani e altre rivendicazioni sociali, per cercare invece arditamente di unire Nilla Pizzi con quel di Liverpool col contrabbasso che ripete il tema di Penny Lane e tutta la progressione degli accordi del classico dei Beatles. Angela Luce ci mette poi la sua vita sempre in scena.
Un disco di un napoletano pensante e parlante, che possiede una precisa idea di musica e questa mette in scena facendosi accompagnare dal Toot Thielemans italiano Bruno De Filippi in In Bruno veritas e ne Le tue mani e godendo degli arrangiamenti e direzione d’archi di Antonio Sinagra nello stesso brano.
Napoli con questo disco di Lorenzo Hengeller torna in scena in tutto il suo splendore: giocando sulla sua storia, i suoi alti riferimenti culturali che vanno da Maldacea, Nino Taranto fino a Carosone. Leggera sulle dita di un pianista cantante che non ha paura di gridare la sua verità.